L’ITALIA CHE VA: KEVIN TEMPESTINI PARLA DELLA SITUAZIONE DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

Il rinnovamento come occasione di sviluppo e crescita: è stato questo il tema dell’incontro “Generazioni di valore”, tenutosi a Verona il 24 giugno e organizzato da Belluzzo & Partners, Deloitte, KT & Partners ed Orienta Partners, società di consulenza ed affiancamento alle imprese. Kevin Tempestini, Amministratore Delegato di KT & Partners, è intervenuto proprio in tale occasione al programma L’Italia che va per esprimere il suo punto di vista sulla situazione delle Piccole e Medie Imprese e sulle potenzialità di questo traino per l’economia italiana. Il manager si è soffermato sull’importanza della delineazione di una strategia di aiuti alle PMI, le quali spesso si avvalgono delle consulenza di società del settore. Nel corso della puntata sono poi stati affrontati altri argomenti correlati: la tradizione imprenditoriale, l’espansione sui nuovi mercati e la differenziazione dei servizi.

Per ascoltare l’intervento di Kevin Tempestini:

http://www.litaliacheva.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-c3e3e8ee-0626-49c5-aa1c-f793858554a2.html

KEVIN TEMPESTINI INTERVISTATO A “L’ITALIA CHE VA”

Domanda: Abbiamo parlato di servizi per le imprese. Lei è Amministratore Delegato e fondatore di una realtà che si dedica in particolare a questo. Il confronto tra imprenditori e manager quale stadio ha raggiunto oggi e qual è la vostra proposta, anche in occasione del convegno che si tiene il 24 novembre a Firenze, a Palazzo Budini?

Kevin Tempestini: Noi ci occupiamo dei rapporti tra la piccola e media impresa italiana con il mercato dei capitali e quello bancario. In quest’ottica incontriamo aziende che vivono questo passaggio, ovvero che passano da una gestione di tipo autorevole, ma per certi versi unica, del fondatore, a una in cui sono coinvolti i figli e, accanto a loro, i manager. Quindi c’è un’apertura, sia per quel che riguarda le deleghe sia per l’interazione con l’esterno. Sul programma di crescita spesso incontriamo aziende di questo tipo, che solitamente proponiamo alla Borsa, la quale ha creato un sistema di formazione di un segmento chiamato Elite, che ha proprio lo scopo di supportare insieme a consulenti come noi, tale passaggio.

D: Un passaggio dunque che diventa anche strategico, come lei accennava, tra un capitalismo familiare, anche nella piccola impresa, verso quale obiettivo di fatto in questo processo che abbiamo definito di managerializzazione?

KT: L’obiettivo, di solito, è favorire la crescita e per favorire la crescita serve spesso il supporto crescente di istituti finanziari, oppure serve finanziare programmi di sviluppo, magari attraverso l’emissione di mini-bond, oppure attraverso la quotazione in borsa. Tutti questi percorsi richiedono l’apertura di capitale. D’altra parte chi finanzia queste aziende o chi si prepara a sottoscrivere un grande aumento di capitale in caso di quotazione, apprezza sempre di più se accanto al fondatore e ai suoi eredi si trova anche un management specialistico, tra virgolette indipendente e non legato alla famiglia, che si riveli in grado di assicurare una maggiore professionalità, soprattutto quando si parla ad esempio di acquisizioni oppure di internazionalizzare ancora di più la propria attività.

D: Si parla della natura delle piccole e medie imprese che a volte sono poco capitalizzate e quindi anche poco pronte all’internazionalizzazione per la scarsità dei mezzi, ma talora anche per l’inadeguatezza di cultura e di competenza in materia. Quali sono allora i bisogni che si rinvengono per un approccio manageriale che risulti lungimirante e per anche un’acquisizione di una dirigenza che abbia e sappia dimostrare le abilità per leggere i mercati, la flessibilità, per adeguare anche le risposte delle aziende agli stimoli che provengono dal mercato?

KT: Il dato da lei citato è proprio oggettivo. In generale è il sistema italiano delle piccole e medie imprese ad essere sotto capitalizzato rispetto a quello presente per esempio in Germania o in Francia. Quindi, a parità di fatturato e di dimensione, le nostre imprese hanno più debiti e meno capitale. Questo è parte dei problemi e delle ragioni per cui le nostre imprese hanno sofferto anche più del dovuto nel passato, quando il credito è improvvisamente rallentato a seguito dell’inizio dell’ultima crisi nel 2009/2010. Guardando avanti, visto che adesso siamo tutto sommato in una fase di una certa ripresa economica, la sfida per questo tipo di aziende è quella di ricapitalizzarsi allo scopo di passare da un gioco di difesa ad un gioco in attacco e noi vediamo che alcune di queste sono particolarmente aggressive, in senso positivo, nel cercare di conquistare quote di mercato sempre più crescenti, in particolare all’estero, e per fare questo hanno bisogno di mezzi finanziari e di management. Mezzi finanziari ricavati dai mercati, in questo caso, attraverso iniziative legate ai mini-bond e, per certi versi, anche l’AIM ha permesso a qualche decina di imprese di piccole e medie dimensioni di quotarsi al fine di raccogliere dei fondi. A livello di crescita manageriale l’attrazione dei talenti, che rimane difficile, è possibile quando le aziende sposano, per esempio, una quotazione. A quel punto i manager che entrano in un’azienda che prepara un percorso di quotazione nei due o tre anni successivi, sicuramente hanno da questo punto di vista stimoli importanti e, di conseguenza, un’azienda attrarrà, a parità di dimensioni, management di più alto livello, rispetto a chi non si quota.

D: In conclusione: c’è fiducia, c’è attesa, c’è anche un’aspettativa rosea per questo prossimo futuro dopo gli anni di congiuntura sfavorevole di crisi vera e propria, come sottolineava dal 2009 in poi?

KT: Direi che questo segmento trasversale, di chi fa industria di piccole e medie dimensioni, sicuramente adesso è in condizioni operative migliori degli ultimi anni. Le sfide che ha sono quelle citate prima. Nel convegno che si terrà a Firenze il 24 novembre abbiamo selezionato aziende che fanno parte di vari settori e abbiamo affiancato, e questo è abbastanza unico, esponenti della famiglia a esponenti di management in modo da aspettarci che ci raccontino, in quanto casi di successo, come hanno iniziato a collaborare insieme, come si sono trovati e poi come hanno, in molti casi, solidificato attraverso il loro rapporto le prospettive delle loro aziende.